White Cube 33

white cube 33 f

WHITE CUBE 33
Galleria 33 in Partnership con Luciferi

Collettiva fotografica a cura di Tiziana Tommei e Francesco Mutti

Opening 23 maggio 2015 dalle ore 19.00 alle 21.00 Via Garibaldi 33 Arezzo

Testimonial Silvia Amodio

Opere fotografiche di: Beatrice Bruni, Luca Cacioli, Luca De Pasquale, Enrico Fico, Frances Von Fleming, Pierluigi Fresia, Donatella Izzo, Giulia Madiai, Antonio Mariotti, Luca Palatresi, Paride Scuffi, Beatrice Speranza, Valentina Zamboni.

In mostra fino al 20 giugno 2015 (martedì – sabato / 16.30 – 19.30 o su appuntamento)

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Sabato 23 maggio alle ore 19 presso Galleria 33 ad Arezzo inaugura White Cube 33, collettiva fotografica a cura di Tiziana Tommei e Francesco Mutti. Il progetto viene presentato in collaborazione con Luciferi – laboratorio sperimentale di arti visive – ed è stato ideato per salutare l’avvio del terzo anno di attività di Galleria 33 e Luciferi. La mostra propone opere fotografiche di tredici autori, selezionati attraverso il bando Call 4 Photography: Beatrice Bruni, Luca Cacioli, Luca De Pasquale, Enrico Fico, Frances Von Fleming, Pierluigi Fresia, Donatella Izzo, Giulia Madiai, Antonio Mariotti, Luca Palatresi, Paride Scuffi, Beatrice Speranza, Valentina Zamboni. Special guest dell’iniziativa è Silvia Amodio, una delle più importanti artiste e fotografe italiane, che ha scelto di presentare per l’occasione un’opera inedita, Giulia, tratta dal progetto Tutti i colori del bianco, il suo più recente lavoro, assolutamente esemplare perché capace di coniugare alla perfezione concept ed estetica, etica e forma. L’artista Silvia Amodio sarà presente all’inaugurazione.

Testo di Tiziana Tommei
La partnership Galleria 33 e Luciferi, avviata ad ottobre 2013 con Bang! Nuove Generazioni Fotografiche, è stata consolidata negli anni e oggi trova ulteriore conferma attraverso questa nuova impresa comune e condivisa. L’idea è nata dal desiderio di mettere in gioco passioni comuni e skills specifiche e complementari al fine di celebrare i due anni delle rispettive attività con un progetto aperto, che potesse stimolare e coinvolgere chi come noi credono fortemente e senza remore nel potere visivo, estetico, narrativo e comunicativo della fotografia. Un mese e mezzo fa la pubblicazione del bando Call 4 Photography, a cui è seguita la comunicazione della prestigiosa presenza di Silvia Amodio quale testimonial. Dal 1 maggio ha preso avvio l’opera di selezione in collaborazione con Francesco Mutti, storico e critico d’arte. Sono giunte quarantatré proposte, tra le quali ne sono state scelte tredici. Il laboratorio di via de Redi 15 ad Arezzo, Luciferi, ha curato la realizzazione di tutte le stampe fotografiche fine art esposte, oltre alla grafica dell’evento, partecipando attivamente all’organizzazione e promozione dell’iniziativa. Un lavoro di équipe che ci ha impegnati con entusiasmo e convinzione.
Dominante bianco, 33×33 cm: queste le premesse, le indicazioni e le richieste. La non proposta di un tema era fortissimamente voluta. L’intento era lasciare spazio e libertà all’ideazione e alla propositività. Il call ha sotteso la volontà di capire se e come a fronte di limitatissime specifiche formali ci potesse essere risposta concettuale personale, eterogenea e capace di fissare punti di riflessione.
La selezione in mostra rende conto dell’assoluta varietà di proposte giunte, per soggetti, generi, tematiche e stili. Il bianco poteva dominare anche per forza del soggetto proposto, non solo e non necessariamente a livello materiale. Non a caso avevamo deciso di usare il termine “dominante”, perché volevamo che potesse venire letto in chiave pseudoconcettuale o visiva. Invece il formato quadrato è, come noto, non banale. Misurarsi con esso non è affatto immediato soprattutto quando non d’abitudine.
La mostra non mette in scena semplicemente tredici opere, ma altrettante personalità. Ciascun lavoro ha espresso un modo diverso d’intendere e restituire quanto affermato e domandato.
C’è chi ha giocato con irriverenza ed ironia e chi ha caricato la purezza del bianco e la regolarità del quadrato di simbologia o narrazione. C’è chi ha voluto applicare in maniera estesa e senza remore le due direttive demandate e chi ha tentato con rispetto di bypassarle, rimanendo comunque fedele ad esse. In ogni caso c’è stato il coraggio e il desiderio di dire la propria, di replicare e partecipare. Non esiste un minimo comune denominatore reale scorrendo i lavori esposti: l’apparente dominanza del non colore e della forma geometrica non deve ingannare. Anzi, partendo proprio da queste premesse emerge chiaro quanto di eterogeneo e personale possa essere espresso attraverso la fotografia.

Testo di Francesco Mutti
Chiamare un CALL non è mai operazione semplice. Men che meno in arte. Vengono sottintese questioni importanti che il solo descriverle porterebbe via tempo e spazio. Eppure risultano imprescindibili per la sua riuscita, sia che si tratti di specifiche puramente organizzative che tecniche che concettuali.
No, chiamare un CALL non è assolutamente operazione semplice!
Per quanto, in apparenza, possa davvero sembrarlo: ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, catturare l’attenzione di molti con la promessa di una notevole ricompensa, versione culturale aggiornata di un “gioco d’azzardo” nel quale il banco invece vince sempre.
Fortunatamente non è affatto così. Ameno non lo è stato per il CALL 4 PHOTOGRAPHY lanciato con determinazione da Tiziana Tommei in collaborazione con Luciferi – Laboratorio Sperimentale di Arti Visive.
Non lo è stato essenzialmente per le sue premesse, quel senso più profondo che ha poi mosso l’idea prima che l’intenzione: due anni esatti di attività, due anni esatti di sacrifici e di vitalità, di intuizioni e cambiamenti intensi che hanno segnato le vite della galleria e della sua fautrice in modo totale, tanto che spesso le si è confuse – erroneamente – l’una con l’altra.
Il CALL è arrivato come un’idea folle, per molti versi in controtendenza rispetto alle canoniche procedure con cui Tiziana si è costruita la sua credibilità in Italia, in quella continua ricerca che la contraddistingue da sempre: ricerca che non è forma, non è estetica, non è sentimento ma è tutto questo e molto di più. Una parola per definire il suo lavoro sarebbe PERSONALITÀ. Un’altra CARATTERE. Più incisiva sarebbe STILE. Gli artisti la definirebbero FIRMA.
È dunque proprio di questi elementi che il CALL si è fatto “cercatore”: chi ha risposto “ci sono” ha sentito in sé ognuna di queste componenti come parti attive e imprescindibili; oltre che una spinta decisa nel seguire l’istinto e il proprio spirito di avventura che, da non dimenticare, è parte fondamentale di ogni artista.
Sin dalle prime luci, il CALL ha infatti avuto nelle sue intenzioni quello di chiarire ciò che fosse realmente importante per l’arte, per la fotografia – tecnica da lei prediletta sopra ogni altra – per se stessa e per il suo percorso. Senza peccare di presunzione. O di qualsiasi altra forma di strumentalizzazione mercantile legata al mondo “di galleria” a cui lei appartiene, ma dal quale si discosta con incedibile originalità.
Un altro fattore cardine del CALL è stato quello di poter monitorare il panorama nazionale allo scopo di allargare i confini conoscitivi della galleria, con una modalità che, come precedentemente ricordato, volesse prescindere dalle doti di attenta selezionatrice di Tiziana: ottenere perciò con estrema sincerità una risposta reale al senso di ricerca e di varietà che lei porta avanti, affidandosi con coscienza al caso e alla fortuna come le sole variabili in grado di governare la propria esistenza.
E alle quali mettere mano solo in un secondo, ma decisivo, momento.
Per certi versi è stata un’attesa eccitante: giorni irripetibili di grandi emozioni che rendono la vita per quello che è, nel bene e nel male.
Il CALL in sé aveva sì tutte le premesse per funzionare perfettamente.
Ma per avere garantita autorevolezza e visibilità che ne illustrassero le qualità oltre i propri confini, si rendeva necessario osare di più, mettersi in gioco quanto e forse più che gli artisti chiamati a partecipare. L’obiettivo era riuscire a trovare un testimonial di assoluto rilievo che sposasse tutta l’operazione con gioia, che agisse da trascinatore e da stimolo per chiunque. Ricerca, anche in questo senso. Con molta umiltà.
Si sa, però, come l’entusiasmo sia contagioso: senza pensarci due volte, la celebre fotografa italiana Silvia Amodio ha accettata infatti tale proposta, decidendo di fare il primo passo e seguire Tiziana nel guidare con la sua opera – inedito meraviglioso sotto ogni punto di vista – l’iniziativa del CALL. Un onore irripetibile… Per Tiziana, per Galleria 33, per Luciferi e per tutti coloro che si sono imbarcati in questa folle impresa.
Qualche numero infine, tanto per fare il punto: quarantatré le risposte ottenute. Giovani talenti. Promesse. Grandi autori. Piacevolissime scoperte. Tredici i fotografi selezionati, in un complesso gioco geografico che vede rappresentata la Penisola per quasi due terzi e dona, alla vita del CALL, un prima, autorevole dignità. Tredici artisti segnati da una qualità sussurrata, delicata, imponente e intrigante che collima con quella profonda percezione che Tiziana ha della fotografia e che ne rappresentano il passato, il presente e, fortunatamente, anche il futuro.

Autori

Beatrice Bruni. Formata presso lo Studio Fotografico “ArtStudio54” di Firenze, dove attualmente lavora. Opera nella fotografia da circa dieci anni, svolgendo attività professionale e dedicandosi al contempo alla ricerca personale. Lavora dal 2014 per Centro Fiorenza International House dove insegna fotografia a studenti stranieri. Cura M-mag, il magazine on line di Fondazione Studio Marangoni, che si occupa di fotografia contemporanea e fa parte della redazione del magazine.

Luca Cacioli. Nato ad Arezzo il 14 luglio 1991. Dopo gli studi tecnici superiori, ha studiato architettura per 2 anni all’Università di Firenze, fino a quando non decide di dedicare tutta la sua attenzione e la sua passione alla fotografia. Si iscrive alla LABA (Libera Accademia di Belle Arti) dove attualmente frequenta il secondo anno accademico. Collabora da due anni con uno studio fotografico. Partecipa con vari progetti a concorsi e manifestazioni fotografiche, espone nel circuito Off di Fotoconfronti 2014.

Luca Andrea De Pasquale. Classe 1983. Avvia la sua formazione come graphic design e lavora per dieci anni come grafico pubblicitario ed editoriale. Al contempo coltiva con passione la fotografia, specialmente quella analogica. Collabora con artisti ed editori di fama internazionale, curando pubblicazioni e cataloghi; si occupa inoltre di installazioni museali e lavora come grafico e fotografo freelance. Nel 2013 apre ad Arezzo il laboratorio sperimentali di arti visive Luciferi.

Enrico Fico. Classe 1985. Laureato in filosofia estetica e dell’arte a Siena con proficue collaborazioni con L’école Normale Supérieure de Paris. Durante gli anni universitari sviluppa una passione per la fotografia ideando un suo modo di scattare, denominato “fotografia metafisica casuale”. Come autodidatta studia arte grafica. Dopo una breve esperienza di un anno come dottorando a Milano, si dedica interamente alla fotografia, alla grafica e alla realizzazione di siti web nel laboratorio Luciferi.

Frances Von Flemming. Classe 1990. Fotografa anglo-italiana. Inizialmente attratta dal teatro, dalla filosofia e dalla letteratura, si dedica alla fotografia come mezzo conoscitivo principale dell’immagine. Incentiva la sua sensibilità attraverso esperienze internazionali legate al mondo della moda, dell’editoria (“State Magazine”, Londra) e dell’arte (“Rebecca Hossack Gallery”, Londra). La sua opera si concentra su una comunicazione serrata della personalità, amplificata da un senso di indagine profonda dell’individuo.

Pierluigi Fresia. Nato ad Asti nel 1962, vive e lavora a Pino Torinese. Attivo in Italia e all’estero dal 1993. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni d’arte private, di fondazioni e musei e sono state presentate in numerose fiere d’arte, tra le quali: Arco di Madrid, Artissima a Torino, Artefiera a Bologna, Arteverona a Verona, MIA e Miart a Milano. Nel corso della sua carriera ha esposto in molteplici spazi pubblici e privati. Espone già dal 2010 alla rassegna Fotografia Europea di Reggio Emilia.

Donatella Izzo. Classe 1979. Vive e lavora a Milano. Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera. Inizia la sua carriera come pittrice, ma da subito è la fotografia il punto di partenza di ogni suo lavoro: l’artista fonde arte e tecnologia in un dialogo sottile ed elegante che le permette di ottenere importanti premi e riconoscimenti. Attiva dal 2006 in mostre personali e collettive tra Barcellona, Milano, Londra, New York, Madrid, Rzeszòw, sia in gallerie che all’interno di istituzioni museali.

Giulia Madiai. Nata a Bagno a Ripoli nel 1989. Nel 2013 si laurea in Fotografia e Arti Visive alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze con il progetto “Tracce Transumanti”, con il quale vince il concorso “Foto Confronti OFF” a Bibbiena, dove viene esposto in occasione del Festival Foto Confronti. L’esordio espositivo avviene nell’ottobre 2012, nell’ambito del Florence Art Festival. Attiva come free-lance, porta avanti collaborazioni e progetti personali di fotografia.

Antonio Mariotti. Nato ad Arezzo il 4 agosto 1966. Laureato a Firenze. Architetto. Vive e lavora a Bibbiena, dove svolge la sua attività di fotografo non professionista. Dal 2012 fa parte del collettivo fotografico “Gruppo 12”. Con esso è parte della direzione artistica dello “Spazio 12”, dove vengono organizzati group show e personali. Ha esposto sia in spazi pubblici che in gallerie d’arte nell’ambito di collettive fotografiche.

Luca Palatresi. Nato a Fucecchio nel 1978. É un fotografo italiano. Attirato dai grandi della fotografia internazionale, si afferma rapidamente collaborando con importanti brand italiani ed internazionali e pubblicando su influenti riviste di settore. Notevoli i riconoscimenti in Italia e all’estero (Lucca Digital Photo Fest, Premio Arte Laguna Venezia, OCHO Rojo Magazine, Barcelona). Dal 2005 è direttore artistico del “FOFU Phot’art”, festival fotografico internazionale.

Paride Scuffi. Nato a Firenze nel 1975. È un fotografo italiano. Dopo un intenso percorso di studi (L.A.B.A. e APAB, Firenze); e numerosi workshop di livello, si dedica allo sviluppo di progetti che legassero fotografia, marketing e comunicazione pubblicitaria. Legato principalmente a una fotografia (di paesaggio o ritrattistica) alla quale egli attribuisce supreme capacità di comunicazione concettuale ed estetica.

Beatrice Speranza. Nata a Lucca, si laurea alla Facoltà di Architettura a Firenze. Gli studi contribuiscono a crescere la sua passione per l’immagine e la composizione, che unite alla sua sensibilità, fluiscono spontaneamente nella fotografia. La sua forte curiosità la porta a cimentarsi in diverse collaborazioni e sperimentazioni artistiche nel design, grafica e video. Dal 2010 espone in mostre personali e collettive e partecipa a rassegne e festival di video e fotografia.

Valentina Zamboni. Nata a Zevio nel 1988. Nel 2009 si è iscritta all’ Istituto Europeo di Design a Milano, diplomandosi nel corso triennale di Fotografia nel 2012. Ha affiancato fotografi già affermati, tra cui Elizabeth Kleinveld e Mauro Fiorese, diventando infine l’assistente personale dello stesso. Tra i suoi clienti figurano aziende come Mavecon srl e Creative Fingers Studio, oltre a privati. Ha esposto in mostre personali in spazi pubblici e istituzionali.