Tiziana Tommei > Federica Boràgina e Giulia Brivio

INTERVIEW
Tiziana Tommei > Federica Boràgina e Giulia Brivio / autrici de Interno Domestico. Mostre in appartamento 1972-2013.

Da dove nasce l’idea di organizzare mostre in spazi domestici? Da quando esiste questa pratica curatoriale? Quale futuro potrà avere?
Nel lontano dopoguerra, in Italia, Giorgio de Chirico organizzava le sue mostre nell’appartamento di via Mario de’ Fiori a Roma …

Interno Domestico. Mostre in appartamento 1972-2013, a c. di Federica Boràgina e Giulia Brivio, 2013, Fortino Editions, p. 9.

ph Interno Domestico. Mostre in appartamento 1972-2013

T.T. Quando e come è nato “interno domestico” (d’ora in avanti I. D.) ? Quali sono stati gli stimoli che lo hanno generato?
F.B & G.B. L’idea di documentarci sulle mostre negli spazi domestici è nata a ottobre 2010 quando siamo state coinvolte personalmente in esposizioni in case private. Tre giovani curatrici avevano avviato un progetto intitolato THERE IS NOT PLACE LIKE HOME realizzando mostre in un appartamento in via Col di Lana a Milano, ogni lunedì di ottobre. Le curatrici ci avevano chiesto di realizzare, attraverso boîte, il catalogo del progetto. Frequentando queste mostre ci siamo incuriosite e abbiamo cercato di capire se fosse un caso sporadico: tutt’altro! Milano era piena di case in cui erano ospitate mostre e da lì abbiamo avviato uno studio… insomma, non abbiamo fatto il catalogo e abbiamo lavorato per il libro.

T.T. La peculiarità di I. D. risiede soprattutto nell’approccio storico-critico, scientifico e d’indagine capillare e approfondita di un fenomeno, quale quello delle mostre d’appartamento. Come si è svolta la ricerca e quali sono stati i momenti clou del lavoro?
F.B & G.B. Il libro rispecchia la modalità di lavoro che portiamo avanti da anni con boîte: il nostro approccio all’arte contemporanea nasce dai nostri studi di storia dell’arte, quindi cerchiamo di dimostrare che anche il patinato mondo dell’arte contemporanea, così modaiolo e glamour, può essere guardato con occhi diversi, ossia con la consapevolezza che esistono delle radici storiche, delle influenze fra le generazioni, dei dialoghi fra discipline diverse: “Siamo nani sulle spalle di giganti”, no? Nello specifico I.D. affianca una parte teorica, composta da una lettura della casa come opera, un approccio sociologico e uno estetico; una seconda parte antologica con resoconti di esperienze in Italia e all’estero, dagli anni Settanta ad oggi, fino a una concreta mappatura delle case che hanno ospitato mostre dal 2000, in Italia. Si chiude con qualche testimonianza da parte dei protagonisti di queste realtà. Lo studio è durato due anni e un altro anno è stato necessario per trovare un editore e concretizzare il libro. Il risultato ha coinvolto moltissime persone, tanti racconti, tante storie e un’infinita disponibilità.

T.T. A vostro parere quali sono le variabili fondamentali che possono determinare l’humus ideale per avviare un progetto di mostre in spazi domestici?
F.B & G.B. La disponibilità ad aprire gli spazi privati della casa e, al contempo, l’accoglienza, la volontà di condivisione. Da parte del visitatore occorre una certa flessibilità e una sorta di discrezione intellettuale, predisporre l’occhio e la mente a una modalità espositiva completamente diversa rispetto a quella della galleria.

T.T. La presentazione di uno studio su mostre in spazi domestici in una white cube non è un paradosso?
F.B & G.B. Sì, soprattutto se si legge il saggio di Lucia Gasparini custodito nel nostro libro! Ti rispondiamo citando Duchamp: “Mi contraddico spesso per non abituarmi alle mie stesse abitudini!

T.T. La percezione dell’arte in una realtà connotata, non pensata per l’esposizione artistica, ma intima e privata, quanto e in che modo influenza l’interlocutore e, dall’altra parte, come cambia la fruizione e messa in valore della creazione?
F.B & G.B. Questa è una delle domande che ci siamo poste studiando questo fenomeno: cambia molto perché il contesto condiziona i rapporti e il loro sviluppo. L’aspetto sociologico, che nel libro è affrontato da Lia Lucchetti, è vincolante nella fenomenologia dell’arte contemporanea e lo è ancor più in una casa in cui può capitare che le opere d’arte esposte, alla fine, siano dimenticate fra una confidenza e i ricordi di un viaggio, suggeriti da un arredo…

T.T. L’arte esposta e proposta in location non canoniche, fuori da circuiti accreditati sta avendo sempre più spazio. Quali secondo voi i pro e contro del fenomeno.
F.B & G.B. Prima di capire i pro e i contro, bisognerebbe chiedersi le ragioni: sicuramente ciò nasce da una carenza istituzionale dell’arte, dall’impossibilità di realizzare progetti nuovi senza rimanere incastrati in garbugli burocratici e, non come ultimo fattore, le difficoltà economiche di mantenere uno spazio espositivo. Non crediamo si possa individuare un elenco di pro e contro perché ciò vorrebbe dire creare un paragone con le gallerie e gli spazi museali, paragone che appare impossibile perché si tratta di realtà completamente diverse. Un aspetto favorevole, a nostro parere, è sicuramente l’atmosfera informale delle mostre domestiche!

T.T. I. D. avrà un seguito?
F.B & G.B. Ci piacerebbe molto: sappiamo di avere tralasciato tante realtà e dall’uscita del libro a ora abbiamo ricevuto tante segnalazioni; inoltre il fenomeno delle mostre in casa è in crescita esponenziale. Diciamo che il materiale non manca!

T.T. Infine, boite ! È un progetto importante, coraggiosissimo, di contenuto scientifico ed esteticamente curato. Cos’è e cosa rappresenta per voi?
F.B & G.B. Ci piace definire boîte un gioco in scatola: è nato proprio come un gioco e ha assunto i caratteri di un progetto serio e apprezzato, sicuramente oltre le nostre aspettative. Il nostro obiettivo è veicolare contenuti frutto di uno studio e una ricerca storico-critica approfondita, senza accademismi e critichesi. Scegliamo linguaggio comprensivi, ma non banali; tematiche che garantiscano scambi con altre discipline e nuovi punti di vista. La didascalia di boîte la definisce “scatola d’arte, di studi e di altri pensieri” ed è esattamente questo. Un contenitore ricco di suggestioni, di sguardi, di passione, ossia il nostro interesse per l’arte contemporanea, la storia dell’arte e la scrittura. Basta agitare bene prima dell’uso, nasconde sorprese.

Giulia Brivio (1981), laureata in Scienze e Tecnologie delle Arti all’Università
Cattolica di Brescia. Dal 2005 al 2011 ha lavorato all’Archivio
Artisti di Viafarini DOCVA (Milano) e dal 2011 al 2013 è stata project
manager del Fiorucci Art Trust (Londra). Seguendo la passione per l’editoria
d’arte, dal 2013 collabora con Artphilein Editions SA all’apertura
di Choisi – one at a time (Lugano), uno spazio espositivo insieme a un
bookshop dedicato unicamente ai libri d’artista e alle edizioni limitate.
Federica Boragina (1986), laureata in Storia dell’arte contemporanea
all’Università Cattolica di Milano, sta conseguendo la specializzazione
in Beni storico-artistici ed è cultore della materia per la cattedra di
Storia dell’arte contemporanea. E’ autrice di Fabio Mauri, che cosa è,
se è, l’ideologia nell’arte (Rubettino editore, 2012) e collabora con la
rivista Titolo. Ha svolto il ruolo di assistente curatore per il Padiglione
Italia alla 55 Biennale d’arte di Venezia.