SetUp 2017

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Galleria 33 è lieta di comunicare che sarà presente a SetUp Art Fair 2017

Il tema di questa 5a edizione è l’equilibrio e, in risposta a questo, Galleria 33 ha ideato un progetto speciale, scegliendo di esporre i lavori di Flavia Bucci, Roberta Busato, Enrico Fico e Luca Palatresi. La galleria ha deciso di candidare al Premio SetUp migliore artista under 35, Enrico Fico, con testo critico di Tiziana Tommei come curatrice under 35 e, inoltre, di far concorre al Premio Tiziano Campolmi l’opera di Luca Palatresi con il progetto Darkness.

La fiera avrà luogo presso i locali dell’autostazione di Bologna, in Piazza XX Settembre 6, e sarà aperta al pubblico dal 27 al 29 gennaio con i seguenti orari: 17.00 > 01.00 (ven 27 e sab 28); 12.00 > 22.00 (dom 29). Galleria 33 sarà allo stand numero 19.

Luca Palatresi - Darkness, 2011, stampa fine art su carta cotone, cm 90x60, 1-11Flavia Bucci, Pollo 1 (Esercizi d'igiene) 2014-2016, vertebra animale scannerizzata e stampata su carta, cm 20x26 (2)Roberta Busato, Apnea, 2016, terra cruda, paglia, ferro, cm 24x24x65, ph enrico fico

VOMITO SUI SEGRETI DELLE PAROLE *

EQUILIBRIO [E-QUI-LI-BRIO] S. M.
IN FISICA, STATO DI QUIETE DI UN CORPO.

[…]

Quando si è bambini ci si interroga costantemente sul perché delle cose. Crescendo si tende ad abbandonare questa inclinazione, illudendosi così di avere più tempo e meno pensieri, o forse, in taluni casi, non soffermandosi affatto sulla questione.
Si sbaglia.

Non c’è nulla di diretto e corrivo nelle opere di Enrico Fico, eppure esse sono anche aliene da qualsivoglia forma di virtuosismo concettuale o snobismo intellettuale. E’ un errore etichettarle come creazioni chiuse. Al contrario, queste vanno intese come media gnoseologici, exempla tanto autobiografici, quanto paradossalmente universali. Di fronte ad esse, si determina una sorta di circuito, cognitivo ed emotivo, tra l’autore e il riguardante: quest’ultimo viene chiamato ad interpellarsi su ciò che osserva, invitato a porsi domande e ad innescare un flusso di pensieri, ricordi, emozioni e stati d’animo. Tacitamente inducono alla riflessione, a prendere tempo, a fermarsi e a chiedersi perché. L’immagine chiama la parola e la parola chiama l’immagine, in una sovrapposizione di significati. Avviene uno scambio, tra chi crea e chi osserva, in ragione del quale il confine tra queste due figure si rivela labile e ambiguo. Emerge infatti la consapevolezza dell’inesistenza di un’univocità di visione, interpretazione e soluzione, che tenta di porre in equilibrio l’oggetto del pensiero dell’artista con i quesiti dello spettatore.

“Ho sempre pensato che i neuroni specchio fossero la chiave della relazione Io – mondo. Se incontro qualcuno e gli sorrido, probabilmente ricambierà il mio sorriso, in virtù di una improbabile quanto aleatoria empatia [...] ciò che mi ha sempre affascinato è il tentativo di capire quanto il flusso che un Io emana all’infuori di sé riesca a compenetrare realmente un’alterità che gli sta di fronte”.
Enrico Fico, À chacun son enfer.

A questo assunto si allinea poi un aspetto endogeno, di ricerca di uno status quo immanente, relativo all’accostamento, spinto fino alla compenetrazione, di testo e immagine. E. F. esorta sé stesso e gli altri a “guadare la poesia” e a “leggere le figure”. Gli elementi del paesaggio, come gli oggetti e le figure inanimate ritratte, sono vocaboli di un discorso che non si ferma alla somma di parola e immagine, ma che riguarda la struttura, lo schema a priori e il corollario di un iter fatto di emozioni logiche e logiche emozionali.

“Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mente; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà”. Abacuc 2, 2-4

[…]

tiziana tommei

foto

* Il testo è dedicato ai progetti di enrico fico “à chacun son enfer”, “ghiandole” e “credo in un solo dio” ed è stato redatto in occasione di Setup art fair 2017.