RUBY WOO

«Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo all’interno di noi stessi il luogo della nostra origine, per rinascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.»

  Rainer Maria Rilke, Lettere Milanesi.

Jennifer Crisanti, Prima ballerina 33 & man, 2014, tecnica mista su carta, 24x32 cm

Jennifer Crisanti, Prima ballerina 33 & Man, 2014, tecnica mista su carta, 24×32 cm

Testo critico

Mi trovo con Jennifer Crisanti e siamo in procinto di vedere alcuni dei suoi più recenti lavori. Stiamo per varcare la soglia dello spazio espositivo quando Jennifer si ferma, estrae dalla borsa il rossetto e lo indossa. Mi dice che ha sempre usato quella tonalità, un rosso rubino che ha un nome incredibilmente musicale e che, tradotto, rimanda al corteggiamento amoroso. Subito collego questo all’opera icona della mostra Prima ballerina 33 & man, sia per il soggetto, che per quella figura femminile così leggera, libera e dinamica, che è il file rouge dei lavori di questa artista e il suo alter ego. Le macchie rosse, le labbra dei suoi personaggi, che talvolta assumono la morfologia di farfalle, rappresentano una costante con una duplice valenza, non solo contenutistica, ma anche formale. Rappresentano fulcri compositivi e ideali punti di equilibrio. Infine, il richiamo al mondo del fashion, è tutt’altro che fuori luogo: non solo per i trascorsi professionali dell’artista, ma per lei stessa, per il suo look, per i dettagli che la caratterizzano, e, ovviamente, in risposta alla relazione intima e viscerale che, nel momento della creazione, questa artista ha rispetto alle sue opere.

La prima volta che ho visto i lavori di Crisanti era il 2 novembre 2014 e ammetto di aver provato un forte stupore. Avevo ricevuto l’invito alla mostra Looking for Ilena, allestita a Cortona nell’ottobre 2014. Osservando l’opera simbolo, Three women in blue hats, e sfogliando la brochure – che presentava solo alcuni dei lavori in mostra – seguo le linee sinuose, fluttuanti tra delicati accordi tonali, in composizioni che, mimando a prima vista la tecnica dell’acquerello, appaiono trasparenti, leggere e delicate. La sensazione è di un lavoro coerente, interessante e di creazioni capaci di infondere una sorta di joie de vivre di matissiana memoria. Eppure alcuni dettagli come il ductus, il rapporto tra figure e spazio e l’uso del nero, come anche del rosso – si veda in primis l’opera Black dream – e la scelta di taluni titoli, mi portavano in un’altra direzione, suggerendomi un mix di potente energia trattenuta e claustrofobia.
In visita alla medesima mostra in vicolo Venuti 8, accanto a opere come Three women in blue hats e Bird Hunter, ecco apparire i due Untitled, tecnica mista su compensato: figure spettrali, zombie, ombre distorte e deformate che, sospese in una dimensione indecifrabile, compaiono come entità solitarie, drammatiche e contaminate. Segue la scoperta della serie delle ballerine su carta: supporto povero e due chiodi, lunghi come spilli, che fissano ciascun disegno al muro, ma disposti non alle estremità del foglio, bensì in punti cardine della rappresentazione, e dal punto di vista compositivo e da quello del soggetto. Mi guardo intorno e avverto come una sorta di vertigine: la sensazione è quella di essere stata catapultata in un film di Alfred Hitchcock o tra le prospettive distorte degli spazi tentacolari di Ludwig Kirchner. Capisco che, estrapolando da tutti quei lavori la forma primigenia e osservandoli quasi come fossero radiografie, mi ero fatta ingannare, fermandomi alla superficie.

L’ossessiva reiterazione della silhouette femminile, ridotta all’essenza, ma mai privata di taluni connotati che dichiarano esplicitamente la sua appartenenza, nonché carica sessuale, rappresenta la sintesi e il punto di arrivo di una ricerca espressiva volta all’acquisizione di una libertà assoluta, all’insegna di stile personale e fortemente istintivo. Il tratto nervoso, continuo e ininterrotto, apparentemente improvvisato e non curato, è in realtà il risultato di un meditato percorso interiore e di una sofferta sperimentazione. I formati allungati delle composizioni, così come l’uso esclusivo del rettangolo, spesso esasperato all’eccesso e di rado portato vicino alla regolarità del quadrato, sono una firma.
Altra questione nodale è il rapporto con lo spazio, da intendere sia come realtà della rappresentazione, che come luogo d’azione e vita dell’artista. Nel primo caso, ossia quello della dimensione interna al quadro, si osserva un’intima relazione, che unisce in un riverbero cromatico e di forme, i corpi al contesto, quasi a costituire una simbiosi e una mimesi. C’è poi l’ambiente in cui si trova a creare l’artista ove si riscontra la capacità di Crisanti d’immergersi in modo soggettivo e viscerale nella realtà in cui si muove. Di origini canadesi, si forma tra il Canada e la Spagna, madrilena d’elezione, arriva in Italia a Cortona e traduce il suo leitmotiv con una nuova veste, impregnata dei colori e delle sensazioni che riceve da quel contesto e che poi decodifica nel suo linguaggio.
Il dinamismo convulso delle sue danzatrici, la purezza e il primitivismo delle opere su carta, l’ansia di ricerca formale, la relazione con il contesto sono tutti elementi imprescindibili al fine della comprensione delle opere. Tuttavia, quello che più interessa è la trasposizione del proprio mondo interiore nella dimensione del quadro, trasfigurando se stessa in linee continue, serpentine, a formare eserciti danzanti le cui unità sono esseri femminili inafferrabili, imperscrutabili e per questo terribilmente affascinanti e desiderabili.

La mostra

 In mostra si presenta la produzione dell’ultimo anno dell’artista: dai disegni Ballerine Series, realizzati tra il 2013 e il 2014 a Madrid, alle opere Untitled, spray e acrilico su compensato, dipinte al suo arrivo in Toscana, fino alle creazioni del soggiorno cortonese Three women in blue hats e Bird Hunter. Infine, gli ultimi lavori realizzati in Canada tra dicembre 2014 e gennaio 2015 chiudono il cerchio e collegano idealmente le tappe di quest’ultimo anno, costituendo il minimo comune denominatore di un iter artistico che, partendo, agli esordi della carriera, dal ritratto inteso nella forma di crudo realismo psicologico, è sfociato, nel corso degli anni, in un ripiegamento interiore volto ad esorcizzare aspetti reconditi e spettri interiori. Forme che oggi emergono – citando il titolo di un lavoro dell’artista – con bellezza, coraggio e verità.

L’artista
Jennifer Crisanti

 Informazioni tecniche

JENNIFER CRISANTI
Ruby Woo
(Paingings by J. Crisanti)
A cura di Tiziana Tommei

Dal 6 al 28 febbraio 2015
Inaugurazione 6 febbraio ore 19
Orari e contatti