LUIGI TORREGGIANI & LOFT 52100

Luigi Torreggiani &
LOFT 52100 Arezzo
1_31. 08. 2014

LUIGI TORREGGIANI, Arezzo, 2014. Fotografia analogica e stampa ai sali d'argento realizzata a mano dall'autore; cm 15x22,5 pezzo unico

LUIGI TORREGGIANI
Arezzo, 2014, Fotografia analogica e stampa ai sali d’argento realizzata a mano dall’autore, cm 15×22,5, pezzo unico.

Presso LOFT 52100 ad Arezzo sono esposte diciassette immagini, datate 2013 e 2014, realizzate dal fotografo e giornalista Luigi Torreggiani. Le opere in mostra sono fotografie analogiche, di cui undici in bianco e nero (stampe ai sali d’argento realizzate a mano dall’autore) e sei a colori (stampe digitali fine art su carta baritata). I formati delle stampe sono di cm.15×22,5, 11×16,5 e 9×9 su passepartout e cornice. Le foto a colori hanno una tiratura di 5 esemplari, mentre le immagini in bianco e nero sono pezzi unici.
La mostra è a cura di Tiziana Tommei e in collaborazione con Galleria 33.

Biografia
LUIGI TORREGGIANI è nato a Sarmato, in Provincia di Piacenza, nel 1983.
Dottore forestale e giornalista pubblicista, collabora principalmente con la rivista “Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi” ed è Direttore responsabile di “Clic-hé – webmagazine di fotografia e realtà visuale” edito dall’Associazione culturale Deaphoto di Firenze. E’ appassionato di scrittura, fotografia, montagna, libri e buon vino. Cura il Blog “Scrivere & Fotografare”, un diario fatto di immagini, parole e riflessioni www.scriverefotografare.com

Testo critico
I SUPEREROI NON ESISTONO (ma soprattutto non servono) / FOTOGRAFIE di Luigi Torreggiani
Non c’è nulla di facile o banale nelle fotografie di Luigi Torreggiani. Non lasciatevi ingannare dalla scelta dei soggetti, semplici e quotidiani, e neanche dall’assenza di “effetti speciali”, ai quali la pur significativa e crescente tendenza alla post-produzione attualmente tanto in voga, ci ha assuefatti. Se, osservando i suoi lavori, pensate “non capisco cosa ci sia di speciale, potevo farle anche io”, ecco che v’ingannate.
Luigi Torreggiani non ha mai sognato di essere un supereroe, neanche da piccolo. Ha sempre avuto, come oggi, piedi ben ancorati a terra e, osservando con oggettività e curiosità ciò che lo circondava, ha trovato, anche nelle situazioni o negli oggetti più comuni e convenzionali, un motivo d’interesse nonché il viatico per la costruzione di storie.
I progetti “fotonarrativi” di Torreggiani sono complessi e studiati in ogni aspetto: dal concept alla forma, dalla tecnica alla stampa. Una scrittura fatta di immagini e luce, una fotografia fatta di caratteri e storie, che non può essere risolta con frasi fatte o sguardi distratti. La complessità del suo “fare fotografia” muove dal suo sentire il reale, nella sua verità e nel suo spontaneo divenire, con empatia e razionalità. Egli riflette incessantemente su ciò che lo circonda e sul mezzo, non lasciando mai che quest’ultimo prevalga sul fine ultimo del suo modo d’intendere e vivere la fotografia. Perché, se è capace di entusiasmarsi, come lui stesso scrive, per «una nuova macchina “antica” (l’amata Zenza Bronica) e una differente pellicola (lo spettacolare Fuji Velvia)», permane sempre nel suo lavoro la ferma ricerca dell’intangibile, che egli coglie e traspone in narrazione.
C’è il clima del tempo che fu, la storia di cui ciascun oggetto è portatore, il sentimento di amore per le cose del passato, che appartengono all’uomo; c’è il voler consapevolmente e fermamente documentare e narrare un mondo – come in questo caso la Fiera antiquaria – con un mezzo del passato e attraverso stampe realizzate autonomamente in camera oscura: soggetto desueto, macchina antica e stampa alla vecchia maniera. Infatti, non esiste nulla di scontato nei progetti di questo fotografo che, originario di Sarmato (Piacenza), vive Arezzo da tempo, osservandola con amore e costanza. E non è suggestionato da Vasari o da Piero della Francesca, dall’oro o dalla Chimera, ma dalla vita scorre, come su di una pellicola, un fotogramma dietro l’altro, come un’immagine ritagliata di un set più ampio. I tagli dei suoi scatti suggeriscono sempre un senso di continuum, di un’esistenza che non può essere contenuta entro i ristretti confini di una fotografia, ma che quella stessa foto può riuscire a cogliere nella sua incorporea essenza, ossia nell’evocazione di un’emozione, di un’atmosfera, di un confine tra presente e passato che diventa evanescente. Non è magia: Torreggiani ci permette di viaggiare nel tempo a trecentosessanta gradi, riuscendo a mettere insieme, per uno stesso scopo, ogni vocabolo tematico, stilistico e tecnico.
“Techne” intesa come arte, saper fare manuale e in ottemperanza ad un metodo, creatività controllata da una concettualità definita, ferma secondo precisi e ponderati propositi, eppure sempre aperta a nuovi sviluppi, a nuove indagini e sperimentazioni. Discutendo con Luigi di fotografia ti accorgi subito che per lui non è un gioco o un passatempo, ma è una passione portata avanti con un approccio estremamente attento a ogni dettaglio del processo, all’interno del quale lo scatto è solo un istante che precede e segue un’attività lunga, affatto scontata e che richiede preparazione specifica e skills tanto intellettuali, quanto manuali.
«Per me è importante che sia veicolato il concetto che queste foto, stampate a mano e realizzate in analogico, rendano conto, attraverso la scelta dello strumento e del metodo di lavoro, della progettualità che le sottende e del loro spunto di riflessione ultimo: il valore degli oggetti, dei processi, il loro essere quasi umani, vivi, ma spesso inascoltati. Cos’è l’antiquariato se ciò che abbiamo vissuto, amato, è considerato tale? Non siamo anche noi, quindi, “antiquariati”? Tornare a dare valore a un oggetto, così come a un processo lento e meticoloso, significa rivalutare il nostro ruolo di osservatori del presente». Un concept unitario che detta a priori un iter che non è oggi superato, a patto che non venga inteso e proposto unicamente come un virtuosismo elitario.
Non occorrono superpoteri per cambiare le cose – e certamente allo stato attuale non basterebbero tutti i supereroi della storia per migliorare il mondo – servono invece progetti studiati e portati avanti con raziocinio, passione e lungimiranza. Il lavoro presentato da Torreggiani ne è un esempio concreto e, ci auguriamo, possa costituire exemplum per molti altri. La fotografia non è solo contemplazione, ma può essere anche narrazione o può farsi strumento di lettura del presente. Siamo così chiamati ad interrogarci sul ruolo del fotografo oggi.

*Note particolari
Le stampe a colori sono state realizzate da Luciferi Visionibus, laboratorio di grafica e stampa fotografica Fine Art.

LOFT 52100 2nd life objects
Concept & design store, inaugurato il 5 aprile 2014 in via Cesalpino 19 ad Arezzo, Loft 52100 è nato da un’idea di Sara Mafucci e Serena Capponi. Negozio di mobili e complementi d’arredo, ma anche spazio espositivo, che ospita creazioni di nuovi e giovani designers ed artisti. Loft 52100, Arezzo, Via Cesalpino, 19 < www.loft52100.it >
Orari di aperura: ​ 10:00 – 13:00 / 16:00 – 20:00 & week end fiera 10:00 – 20:00​.

Luigi Torreggiani Arezzo, 2014 Fotografia analogica, stampa digitale fine art su carta baritata cm 11x16,5  ed. 1/5

Luigi Torreggiani
Arezzo, 2014, Fotografia analogica, stampa digitale fine art su carta baritata, cm 11×16,5, ed. 1/5

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