Luce Concreta

Luce, colore e realtà. Questa la formula delle composizioni palumbiane, i cui exempla sono da ricercare nell’arte antica e rinascimentale – dalle pitture pompeiane ai “primitivi”, in primis Giotto, Masaccio e Piero della Francesca.

Una cultura straordinaria, non solo figurativa, e il recupero del “fare” artistico-artigianale da artifex del nostro tempo capace di fondere ars e téchne in forme pure, costituiscono l’humus di creazioni che si nutrono dell’essenza profonda del quotidiano, trascendendo ogni coercizione contemporanea.

Avanguardismo anti-avanguardia, inteso come ricerca di un outsider, rabdomante, capace di restituire la realtà delle cose: ogni opera è frutto di una meditazione profonda, che parte dalla realtà per restituirla nella sua verità essenziale, tramite una stratificazione cromatica e chiaroscurare che oltrepassa la mimesis del reale.
Oggetti, fiori, animali e la figura umana psicologicamente penetrata, i paesaggi silenti e incantati, il segno grafico solo apparentemente ancorato al dato fenomenico, rendono manifeste forme ataviche di vita e natura, il nocciolo profondo e autentico del nostro tempo.
La nobilitazione degli oggetti quotidiani assume ascendenze masaccesche nel volume compatto e monumentale di un frutto, fiamminghe nella restituzione tattile dei lirismi floreali e cézanniane nelle pennellate costruttive di architetture arboree e lapidee.
Natura viva, pulsante, sensuale e parlante, perennemente nutrita da una modulata luminosità e da una linfa cromatica «vicina – secondo le parole del pittore – alla sostanza della vita, alla terra, al mondo animale e vegetale».