Light Night

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LIGHT NIGHT
un’idea di Francesco Mutti e Tiziana Tommei

opere di Alessandro Bernardini, Myoopia, Caruso Pezzal

sabato 16 maggio, dalle ore 19
Galleria 33 via Garibaldi Arezzo

special dj set Omero

info@galleria33.it +39 339 8438565 www.galleria33.it

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Sabato 16 maggio 2015 a partire dalle ore 19, presso Galleria 33 in via Garibaldi 33 ad Arezzo, andrà in scena l’evento Light Night. Da un’idea di Francesco Mutti e Tiziana Tommei, collettiva di creativi che presenta opere di tre personalità eterogenee: Alessandro Bernardini, Myoopia alias Marcello Gatti e Caruso Pezzal. Assemblage e pittura, scultura e installazione, grafica e fotografia: generi diversi, stile pop e minimale, soggetti di fantasia e minimo comune denominatore l’apparente leggerezza. Colonna sonora della serata, dj set Omero.

ALESSANDRO BERNARDINI. Classe 1970. Figura di rilievo della realtà imprenditoriale orafa toscana. Dal 2011 orienta in parallelo la sua creatività e vena immaginifica verso il mondo dell’arte. Prende avvio così, mossa da un’esigenza creativa e ricreativa, una produzione improntata ad un modo di concepire e vivere l’arte come gioco e scommessa. Una sana curiosità e il bisogno di esprimere la propria condizione estetica interiore hanno portato ad unire forme, materiali ed oggetti entro tele di piccolo formato, per giungere agli ultimi esperimenti che, dai collages ed assemblages su tela, vedono la messa appunto di box in plexiglass abitate da animali dalle cromie antinaturalistiche. Vive e lavora tra Arezzo e Firenze.
Cosa vi aspettate? Essenzialità, semplicità e ironia: questi i punti cardine entro i quali è compresa la creatività di Alessandro Bernardini. Una serie di piccole tele bianche, leggere e giocose, fatte di pochi, pochissimi elementi inseriti sulla superficie. Due mandorle, una bocca dipinta ed un rossetto: ecco a voi un ritratto. Pochi colori: blu, rosso, oro e soprattutto il bianco del supporto che resta sempre prevalente. Materiali eterogenei: oggetti, residui o componenti metalliche, filo, tessuto, fino a taluni minimi interventi pittorici. Il formato esiguo – ma scelto e reiterato – l’immediatezza di realizzazione e la mancanza di skill tecnica non devono ingannare troppo. Non ultima la questione dei titoli: essi sono parte integrante dell’opera, sono riportati sul fianco, sono parte di essa e, soprattutto, punto di partenza nel processo d’ideazione. Ab origine è il testo, fondato su un gioco di parole fatte di supporto e oggetto–soggetto, rappresentato o suggerito. Se l’opera icona può essere riconosciuta nel collage di carte da gioco su tela – una realizzazione che parla chiaro sulle intenzioni e lo spirito del lavoro – l’ultima serie dei cementi deve indurre nuovi interrogativi.

MARCELLO GATTI alias MYOOPIA nasce a Treviglio (BG) nel 1979. Artista irriverente e poliedrico, la sua firma grafica è riconoscibile in numerosi ambiti, da quello musicale a quello pubblicitario, da quello artistico a quello performativo, dove emergono le album covers di livello (Caparezza, Punkreas, Cisco, Giuliano Palma, Marrakesh) e le collaborazioni con importanti brand (Bialetti, Sammontana, Bonduelle, Collistar). Dotato di una notevole propensione all’analisi – ben al di là della semplice oggettiva narrazione – Gatti guarda oltre la realtà, rilevando e rivelando le sue matrici più nascoste. Divertito e divertente, il suo occhio indaga il momento e l’attuale alla ricerca dei simboli più veri della modernità. Da tali premesse nasce MYOOPIA: intensamente giocato su significante e significato, questo “contenitore” rappresenta la sintesi del suo pensiero artistico, tra bizzarrie grafiche e paradossi visivi, in equilibrio costante tra piacere e dolore, tra una pacifica esistenza e una violenza imprescindibile. Vive e lavora a Milano.
Questa è dunque Myoopia: al vizio di rifrazione dell’occhio, dovuto a infelicissime condizioni anatomiche, si è soliti sostituire quella estrema, intensa mancanza di perspicacia, legata a un’insanabile ristrettezza di vedute di certa nostra società, nella quale l’intelletto del soggetto è messo a dura prova dall’assoluta incapacità di osservare al di là del proprio naso. A tale, emblematico problema rispondono le sue incredibili qualità. Abilissimo ricercatore di immagini e fomentatore di anime, Myoopia pone un freno alla mediocrità attraverso quella gigantesca lente d’ingrandimento che è l’Arte.

CARUSO PEZZAL nasce a Monte al Pelpa (CS) nel 1978. Personalità estremamente intuitiva, la sua è un’arte crossover che attraversa le gabbie stilistiche della contemporaneità e certe vetuste considerazioni visive, aprendo a un mondo di infinite soluzioni formali. Legato alla figurazione classica come all’arte minimale; influenzato dalla Pop, dalla corrente concettuale e dalla letteratura delle Edizioni Marvel e DC Comics (simbolo di una società che anela disperatamente nuove, personalissime divinità alle quali riferirsi in un’epoca di forte contrazione culturale), Pezzal ripropone gli stilemi propagandistici del proprio fare attraverso un curioso utilizzo dei media, ribaltando il concetto di happening e di informazione pilotata. Geloso della propria intimità e della diffusione in rete di immagini e idee, Pezzal rielabora il suo pensiero visivo secondo intuizioni formali desunte dell’inconsueto che diviene poetica dominante. Vive e lavora tra Treviso, Roma e New York.
Anche per questa notte. Come da copione. Dallo sterminato progetto “Sea’s Objects” ecco i nuovi lavori fotografici di Caruso Pezzal: “The Clone Wars” è pura immaginazione, è superare d’un balzo le barriere del bigottismo visivo per lanciarsi in sperimentazioni che non pretendono (e non cercano) aderenze tecniche sulle quali poter speculare. Fedele alla sua ricerca sui concetti di abbandono e memoria, Caruso recupera alla vita ricordi passati ed oggetti sottratti alle profondità marine, legati assieme da una nuova e rinvigorita esistenza di chiara matrice cinematografica.