ELISA ZADI | Occhi

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Volto frontale a fissare lo spettatore con lo sguardo penetrante e disincantato dei suoi grandi occhi, Zadi si ritrae indagandosi in una pittura dai toni accesi, talvolta acidi e contrastati, definita secondo una tendenza assiomatica di costruzione della forma.
I volti sono sezionati e scolpiti da una pennellata di matrice cézanniana, reinterpretata in chiave introspettiva e vangoghiana. Immagini sospese, bloccate in una dimensione fuori dal tempo, in un “non luogo”, uno spazio che è tutto mentale e appartenente al mondo interiore dell’artista.
L’arte di Elisa Zadi è ansiogena e mette in scena una trasposizione solo apparente della realtà fenomenica. Zadi scava, va in profondità, non alla ricerca di qualcosa di soprannaturale o spirituale, ma bensì di ciò che attiene intimamente all’essere. Dietro ai suoi volti, agli oggetti di umana appartenenza, ai paesaggi antropizzati, corre uno spasmodico e incessante desiderio di cogliere l’essenza dell’esistenza.

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L’identità come traguardo e al contempo punto di partenza di un sistema che rende la pittura uno strumento di approccio al reale e un mezzo per la determinazione del sé. Francis Bacon, Lucian Freud, Alberto Giacometti, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini sono alcuni exempla di sensibilità e di restituzione del sentire umano in consonanza con la traduzione zadiana del peso della verità.
Figure ieratiche e avvolte da una luce pierfrancescana, che non ammette ombre se non nel bagaglio delle cose inanimate (molte di guttusiana ascendenza) che parlano, come rebus, della persona a cui appartengono, sorta di vocaboli di un racconto metaforico e criptato. Il realismo magico di talune composizioni passa in secondo piano, di fronte alla forza di rappresentazione di un corpo così ferocemente investito dalla forte volontà di conoscenza e di presa di consapevolezza della profondità umana, divenendo così realismo esistenziale.
Il soggetto umano è investito da una luce zenitale e come inserito improvvisamente in un set fotografico o spinto su di un palcoscenico con una luce puntata contro, inizialmente accecante, poi impietosa e cruda e infine capace di far emergere un substrato più vero della realtà stessa. Tiziana Tommei

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