Beatrice Speranza

Nata a Lucca, si laurea alla Facoltà di Architettura a Firenze.
Gli studi contribuiscono a crescere la sua passione per l’immagine e la composizione, che unite alla sua sensibilità, fluiscono spontaneamente nella fotografia.
Le intuizioni di Beatrice Speranza nascono dall’osservazione del reale, dal desiderio di documentare mondi a noi quotidiani, che a volte guardiamo di sfuggita, e che stanno subendo dei cambiamenti a volte drastici (La casa dei libri, Portiere! Portiere! e Santi e Maddalene.).
La sua forte curiosità la porta a cimentarsi in diverse collaborazioni e sperimentazioni artistiche nel design, grafica e video.
Con il progetto Presenze, il ricamo, antica forma meditativa, trova nuova espressione e spazio nelle sue immagini. Scatti realizzati negli anni in situazioni diverse, ma tutti legati dall’irresistibile necessità di fermare quei momenti. Presenze nasce dal desiderio di intervenire manualmente sulle proprie immagini e per fare questo ci vuole concentrazione, appunto presenza. Un tempo la camera scura era il suo nascondiglio segreto, dove interveniva personalmente sulla stampa, cambiando tempi e contrasti. Questo progetto nasce quindi prima da una ricerca personale e intima per confrontarsi in un secondo momento con una ricerca estetica.
Nel 2009 incontra Emy Petrini floral designer, l’artista che regala nuova vita alle piante. Il loro incontro professionale ed emozionale nasce in una giornata di sole nella campagna di Valgiano, a pochi chilometri da Lucca. Con la voglia di sperimentare e mettersi in gioco le due amiche mettono a disposizione le loro intuizioni e le loro esperienze per grandi installazioni e per giocare con la natura fotografandola, inserendo elementi vegetali, nel tentativo di cogliere un po’ di quella visione onirica, di quell’immaginario che può essere ispirato solo dall’osservazione del mondo reale.
Beatrice nel 2010 presenta il racconto fotografico “La Casa dei Libri”: “Questo progetto è iniziato nel settembre 2009 a Parigi. Cercavo da tempo un po’ di spazio per me, per una ricerca personale ed intima, un lavoro fotografico dove io ero la committente. La fotografia mi ha aiutato negli anni nel cercare di mettere ordine attraverso le mie inquadrature in tutto ciò che nella vita quotidiana si tende a complicare, sia questo una forma o un sentimento. Il risultato dei miei lavori è sempre stato caratterizzato da una freschezza delle immagini, direi che i bianchi hanno sempre dominato sui neri….ma a volte c’è il bisogno di lasciare andare i neri più intimi e preziosi, quei neri che io avevo in qualche modo represso nella mia vita nell’istintiva ricerca di leggerezza.”

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